Nell’ambito delle attività delle figure professionali che ruotano attorno ad un intervento di ristrutturazione, spesso il ruolo del tecnico è considerato superfluo.
In realtà, la sottovalutata complessità di gestione, organizzazione e conduzione di una ristrutturazione di interni, è sostenibile solamente attraverso una precisa competenza specialistica, che parte da una ipotesi preliminare e si traduce in precisi input esecutivi.

Il ruolo del tecnico non è solamente necessario per la presentazione e richiesta delle autorizzazioni amministrative[1], ma risulta il vero valore aggiunto per la buona riuscita della ristrutturazione: l’elevato grado di competenza specialistica, unita all’esperienza diretta sul campo (senza entrare troppo nel merito di questioni di formazione culturale e tecnica poiché ritenute implicite ed indispensabili), infatti, contribuiscono significativamente a fare la reale differenza tra un “progetto freestyle“ (cioè portato avanti senza un orientamento tecnico-compositivo ma basato sul “collage“ di riferimenti spesso contrastanti tra loro, o su decisioni estemporanee e mai derivanti da una scelta operata criticamente) ed una vera attività di progettazione (visione organica e coordinata).

Apro una piccola parentesi.
Purtroppo la tendenza attuale, insita in una diffusa ignoranza – non me ne voglia alcuno, ovviamente intendo nel senso piuttosto ovvio di ignorare i contenuti – favorita dall’eccessiva globalizzazione delle informazioni (quando si hanno a disposizione troppi input ma nessuno strumento per valutarli e comprenderli, il risultato è una visione distorta e spesso presuntuosa) porta a “sminuire” il ruolo che il professionista con tanta dedizione, sacrificio e tempo tenta di trasmettere nell’ambito sociale in cui opera. Il falso mito di oggi, che un progetto di interni (in realtà qualunque progetto) lo si possa “risolvere” disegnando una bozza di piantina (magari anche lucidando quella catastale) è quanto di più sbagliato ed aberrante. Innanzitutto il progetto è un processo ed il disegno (anche così volgarmente definito) è probabilmente solo una piccola sintesi del risultato, pur essendo elemento di comunicazione imprescindibile.

Questo significa che le sole capacità “artistiche” o le “intuizioni” non sono sufficienti. La formazione di una figura professionale come quella dell’architetto (o altre categorie affini) è determinata da contributi interdisciplinari che spaziano dalla tecnica costruttiva alla normativa, dalla composizione alla percezione visiva, dalla funzionalità all’ergonomia ecc. Competenze che si acquisiscono con una qualificata formazione, è vero, ma che debbono necessariamente trovare un punto di confronto nell’attività lavorativa quotidiana per potersi confermare, evolvere, maturare.

il progetto è il momento metodologico integrato di consapevolezza concettuale, tecnica e culturale, restituito attraverso processi di rappresentazione predisposti alla comunicazione dell’idea ed alla sua concretizzazione

Dunque, cerchiamo di comprendere nel dettaglio quali siano i vari livelli di progettazione e come questi possono integrarsi in una “ristrutturazione di interni”.

Le verifiche preliminari e lo stato di fatto

Le verifiche preliminari urbanistiche/edilizie e catastali, sono necessarie per partire con la marcia giusta e non trovarsi impedimenti nelle fasi immediatamente successive. Un professionista abilitato, su incarico del committente, è tenuto ad accertare la legittimità dell’immobile e la corrispondenza con lo stato effettivo dei luoghi. Senza tali corrispondenze il tecnico abilitato non può dichiararne la piena conformità, fattore imprescindibile per presentare qualsiasi istanza.

Si parte sempre dal rilievo metrico e fotografico e si passa alla restituzione dello stato di fatto. Questo passaggio è fondamentale poiché evita di ritrovarsi nelle condizioni di incompatibilità rispetto all’impostazione di un layout iniziale, nonché permette di elaborare un vero progetto sartoriale, calcolato al centimetro, come un abito su misura!

Un buon progetto comincia dunque con una curato rilevamento dei luoghi e dello loro condizioni (stato di conservazione), così come con il riconoscimento di eventuali qualità e caratteristiche architettoniche o stilistiche: già questa fase dimostra la necessaria preparazione culturale, poiché se non si ha un background della storia dell’architettura, difficilmente si potranno cogliere o discretizzare tali elementi. Il registro delle informazioni, anche attraverso apposite schede di valutazione, passa attraverso una relazione illustrativa ed un elaborato che rappresenta la planimetria dello stato attuale o ante-operam.

Il Brief

L’attività progettuale ha come incipit formale una attenta e profonda analisi (brief) dei gusti, abitudini e necessità del committente, invitandolo da subito a presentare dei riferimenti visivi che lo hanno colpito o che gli appartengono e che, se coerenti con il contesto e le possibilità date dal contenitore architettonico, potranno essere utili suggerimenti per orientare la visione generale del progetto (orientamento stilistico).

Un buon brief non può prescindere dal rendere il committente edotto del grado di complessità dell’incarico, le finalità e di quali siano i processi e l’iter progettuale. In estrema sintesi potremmo definire che le fasi della progettazione sono tre, e si differenziano per il livello di sviluppo e l’approfondimento che si va ad operare: sono fasi concatenate e inter-dipendenti, in una successione crono-logica, l’una alle altre. Si ha, in generale: progetto preliminare > progetto definitivo > progetto esecutivo. A queste, in base alla specificità dei casi, viene affiancata una serie di servizi di consulenza specialistica come le stime economiche, l’assistenza sulla scelta di finiture e forniture, la contabilità e la contrattualistica, la direzione lavori e la direzione artistica.

Il progetto preliminare

La progettazione preliminare (o di massima) si riferisce generalmente alla messa appunto di un layout funzionale/distributivo dei nuovi ambienti, che fissa l’idea di base, atto non solo creativo ma anche (e sopratutto) tecnico-pratico, in grado di dettare le linee guida della articolazione spaziale dell’immobile, assegnando ad ogni ambiente la propria ed adatta funzione. Con questo primo approccio si tende ad ottimizzare l’uso e le funzioni in modo coerente ed organico, sia con le richieste del committente che con le opportunità date dal contenitore, operando le dovute accortezze nel rispetto tanto della normativa di settore (leggasi fattibilità e conformità delle opere) tanto nella relazione tra spazio ed utilizzatore (comfort, funzionalità, impatto architettonico). Il metodo di base del progetto “caso per caso” è l’opzione più pertinente e più adatta ad affrontare le specificità che ogni immobile ed intervento presentano.

Questo livello di progettazione mette in condizione pertanto il committente di valutare, tra diverse proposte, la soluzione che più rispecchia le sue (reali) esigenze, poichè le richieste saranno “filtrate“ dal professionista per trovare la loro giusta attuazione.

Il progetto di massima non raggiunge quasi mai un livello di rappresentazione di assoluto dettaglio, per permettere di focalizzare l’attenzione sulla qualità dello spazio e l’influenza delle scelte distributive[2].

Le proposte sono generalmente accompagnate anche da una stima di massima del costo di realizzazione: il calcolo sintetico ed assolutamente orientativo è generalmente associato ad una determinata tipologia e categoria di lavori, basato sull’esperienza o su base statistica.

Il progetto definitivo

Fissato il layout, adottata cioè una soluzione (layout), il progetto definitivo di interni scende nel merito dei singoli ambienti, fornendo suggestioni di materiali, colori, stili e soluzioni architettoniche che rispecchiano generalmente il compromesso tra i desideri del committente e la sensibilità/linguaggio del progettista (influenza culturale, contestualizzazione, personalità, esperienza) nel saperli tradurre in spazi coerenti e che sappiano esprimere sensazioni.

In altre parole si definiscono gli aspetti legati alla qualità degli ambienti, connotandoli non solo di carattere e personalità estetiche, ma ricercando un mood stilistico/formale che si riflette sopratutto nella percezione dello spazio: questa sostanzialmente è la chiave che differenzia la vision dell’architetto dalle altre professioni tecniche collegate. Egli non si limita a dettare delle condizioni puramente decorative (stili, colori, materiali, arredi ecc.), ma impone un “ritmo”, ovvero una sequenza compositiva, lavorando piuttosto sul volume che non su un semplice sviluppo planimetrico. Paradossalmente l’architettura si esprime attraverso il vuoto, elemento essenziale affinché il contenitore viva di una propria percezione emozionale.

In un progetto di interni, una tavola chiamata Moodboard, consente di coordinare il processo intellettuale[3] (formalizzazione di spazio, luce e materia) e renderlo fruibile al committente: piani e sezioni materiche, viste tridimensionali complete di una selezione di arredi e campioni reali di finiture ed accessori, completano il processo immaginativo del progetto, permettendo in questo modo al committente di immedesimarsi ed apprezzare la bontà delle soluzioni proposte.

L’assistenza e consulenza (project management)

Accanto a questa fase vi è un momento indispensabile che è costituito dal contributo del progettista nell’indirizzo e nella scelta finale delle finiture e forniture, ammettendo una consulenza pilota che è indispensabile affinché le scelte siano opportune: in altri termini che materiali ed arredi siano coerenti ed organici con il contesto, raccordandosi perfettamente con l’involucro architettonico.

E’ un momento particolarmente delicato poiché si definisce nella completezza e complessità il progetto, e poiché la partecipazione attiva del committente è richiesta più che in ogni altra fase: programmare gli acquisti è fondamentale per rispettare le tempistiche del successivo (ed imminente) cantiere.

Le autorizzazioni

E’ questa la fase nella quale vengono prodotte le asseverazioni e richieste le relative autorizzazioni: questo significa che non è possibile (salvo rari casi) tornare indietro, e che si ritiene che ogni decisione presa sia consapevole e definitiva.

in tutti i casi in cui il progetto prevede una trasformazione anche parziale del layout originario, è sempre necessaria una pratica firmata ed asseverata dal tecnico abilitato

I casi più comuni richiedono una Comunicazione (CILA) ma se si interviene sulle strutture è obbligatorio il deposito di una Segnalazione (SCIA). Entrambe le procedure comportano responsabilità del professionista, ma anche del committente che nell’edilizia privata assume il ruolo di Responsabile dei Lavori (RL), richiamando all’attenzione la normativa di settore sulla verifica della regolarità tecnico-professionale e contributiva (delle imprese), e di sicurezza (del cantiere)[4] .

Il progetto esecutivo

Se è vero che l’anima di un progetto di interni è il progetto definitivo, la sostanza si esprime unicamente attraverso una progettazione esecutiva e di dettaglio che indaga ogni aspetto della costruzione e detta le istruzioni operative per essere comprese ed eseguite preservando le intenzioni e il risultato finale. La scala dei particolari si sposta sul lato tecnico e richiama tutta una serie di attenzioni ed approfondimenti che collegano tra loro, in una perfetta sovrapposizione, gli aspetti tecnico-costruttivi, pratico-funzionali, impiantistici, illuminotecnici, materico/decorativi. Le implicazioni che stanno dietro una decisione apparentemente formale, sono indagate in modo scientifico e razionale, risolvendo a monte problematiche e impedimenti che potrebbero sorgere nella fase dei lavori.

Il progetto esecutivo ammette il raggiungimento di un importate livello di definizione e controllo propedeutico alla stessa esecuzione dei lavori. Gli elaborati possono comprendere: i layout di posa di pavimenti e rivestimenti, i progetti tecnico-impiantistici, il progetto illuminotecnico, i piani delle controsoffittature, sezioni e prospetti costruttivi di dettaglio.

La contabilità’ nell’appalto privato

Accanto viene redatto un capitolato particolareggiato di tutte le lavorazioni che permetterà alla committenza di scegliere l’impresa affidataria. Già, altro tasto spesso dolente: il consiglio è sempre quello di far visionare il portfolio lavori dell’impresa dal tecnico, in modo che si possa valutare con parere oggettivo la reale competenza della ditta esecutrice.

Alla base della cosiddetta contabilità dei lavori c’è prima di tutto uno strumento di stima, utile anche per verificare la congruità dei costi proposti dalle imprese: il computo metrico estimativo, permette di valutare in modo estremamente preciso il costo dell’opera, avvicinandosi il più realisticamente possibile al più probabile valore di mercato. Il capitolato è un documento che deriva sostanzialmente dalla descrizione puntuale, qualitativa e quantitativa del progetto esecutivo: in esso sono contenute divise per capitoli (Rimozioni/Demolizioni, Costruzioni, Assistenze, Impianti, Finiture, Montaggi ecc.) le istruzioni operative e prestazionali per eseguire l’opera nel senso del pieno rispetto delle regole del buon costruire e degli standard di qualità attesi. E’ importante che il capitolato sia redatto sulla base tanto dell’esperienza del progettista (materiali, tecniche adottate, soluzioni puntuali), ma sopratutto deve rappresentare il caso particolare dell’immobile da ristrutturare: non può essere pertanto un documento generico ed impersonale. L’importanza di una direzione contabile cosideetta “a misura” piuttosto che “a corpo” è insita nella considerazione che il controllo sulle spese, ma anche e sopratutto sulla revisione dei lavori (ovvero le lavorazioni non più eseguite o eseguite in parte) è facilmente possibile solo nel primo caso.

diffidare del prezzo sottostimato o stracciato, poiché la qualità richiede dei costi

La direzione lavori ed il cantiere

Si pensa che a questo punto l’incarico sia terminato, in realtà il bello deve ancora avvenire: è proprio con l’apertura ufficiale dei lavori[5] che si introduce il rapporto diretto tra progettista (nel ruolo di Direttore dei Lavori), committente (Responsabile dei Lavori) ed Impresa.

Sfatiamo un altro “mito”.
Si è tenuti a pensare che la figura del Direttore dei Lavori (DL) sia un tuttofare che ha il compito di coordinare le maestranze. Nella realtà la direzione lavori è un processo tecnico/amministrativo che si sostanzia a grandi linee nell’esercizio di poteri di controllo e decisionali, riguardo l’attività svolta dall’impresa, per la corretta interpretazione e corrispondenza al progetto depositato ed alla regola dell’arte. Il Direttore dei Lavori è un supervisore che si limita a far rispettare la normativa e le regole del progetto, monitora l’andamento del lavoro secondo imparzialità per garantire l’ottimizzazione dei costi, istruisce il direttore dell’impresa sulla risoluzione di particolari casi contingenti. Adottando un meccanismo che porta anche nel privato le rigorose procedure dell’edilizia pubblica, è possibile ottenere il massimo controllo e beneficio sul buon esito della ristrutturazione, curando in questo modo esclusivamente gli interessi del committente.

Se ben condotta, la Direzione Lavori, porterà ad una massimizzazione del flusso di lavoro, alla riduzione degli imprevisti, alla moderazione delle contrattazioni, ed all’ottenimento della certezza che le opere siano conformi alle regole del buon costruire, al senso e disposizioni del progetto, riducendo o annullando le principali fonti di rischio (economico, sicurezza, contenzioso ecc.).

A cantiere concluso, il D.L. redige un atto formale di Regolare Esecuzione, ovvero fatte le opportune verifiche, emette il Collaudo finale, documento indispensabile alla dichiarazione di Fine Lavori ed all’ottenimento dell’attestazione di agibilità (ex abitabilità). A questo punto il progettista, se non sono state rilevate anomalie o discordanze con quanto disposto nel progetto depositato, compila ed inoltra la comunicazione del fine lavori, allegando la relativa variazione catastale.

Abbiamo visto, seppur in poche e concise righe di questo articolo, quanto sia potenzialmente complesso organizzare, progettare e condurre una ristrutturazione di interni. Figuriamoci quando a sobbarcarsi di tutte le mansioni e responsabilità non ci sia, per vostro conto, un tecnico incaricato.

Permettetemi un’ultima digressione. Volersi “sostituire” ad un tecnico, è come volersi curare da soli…senza consultare il medico. Probabilmente i risultati saranno due:
– in un primo caso riuscireste a risolvere ma con estrema fatica;
– in un secondo caso probabilmente riuscireste solo a peggiorare la situazione.

dire al vostro medico quale debba essere la cura, equivale a dire all’architetto come deve fare il progetto…o peggio (pensare di) farlo voi stessi!

note   [ + ]

1. Ricordiamo ad oggi per manutenzioni straordinarie, come si definiscono tecnicamente le impropriamente dette “ristrutturazioni di interni”, si intendono dal punto di vista urbanistico, tutte quelle attività edilizie che interessano sostanzialmente una variazione di carattere planimetrico/distributivo (ancorché igienico-sanitario, impiantistico e – per ragione di categoria inferiore – di finitura) di un immobile esistente, e per le quali è obbligatorio il deposito di una pratica di Comunicazione Inizio Lavori Asseverata (CILA) e della denuncia di aggiornamento catastale (DOCFA) da parte di un tecnico abilitato
2. Si tratta di processi che regolano la percezione dello spazio, la sua destinazione funzionale, e non ultimo la modalità con la quale uno spazio viene vissuto, comprese le correlazioni e relazioni con altri ambienti e funzioni.
3. Il progetto è risultato di una sintesi di conoscenze, precisi riferimenti culturali ed espressività che vengono tradotti in opere concrete e fattibili dal punto di vista tanto tecnico-normativo, tanto (e sopratutto) pratico-costruttivo
4. si rammenta che la normativa tecnica sulla Sicurezza dei luoghi di lavoro ex. T.U.S. 81/2008, prevede che la presenza anche NON contemporanea di più imprese, determina per il RL la necessità di nominare un Coordinatore per la sicurezza (CSE) e l’invio di una comunicazione preventiva all’Asl di competenza (notifica preliminare)
5. tec. con questa dizione si chiarisce il significato di Consegna del Cantiere a mezzo di un verbale redatto dal D.L. e controfirmato dal committente e dal rappresentante dell’impresa.